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mercoledì, 31 marzo 2004

sta sera ce lo guardiamo....
bello bello bello
postato da juda222, 12:57 | link | commenti (4)
martedì, 30 marzo 2004
postato da juda222, 19:29 | link | commenti (4)
Quando c'è una grana e tu non sai che cosa far fai una fischiatina fai una fischiatina Quando in un pasticcio tu cominci a scivolar fai una fischiatina fai una fischiatina Non scorraggiarti mai sempre in alti cuor devi ripetere su su con il morale! Quando stai per perdere la tua serenità fai una fischiatina fai una fischiatina E la fortuna ti sorriderà! Quando sei nei guai e non sai che cosa far fai una fischiatina fai una fischiatina!
postato da juda222, 17:54 | link | commenti (1)
lunedì, 29 marzo 2004

Portrait of a man in oriental attire (detail)
Rembrandt.
postato da juda222, 18:00 | link | commenti (1)
Ultimo amore
Fresca era l'aria di giugno e la notte sentiva l'estate arrivar Tequila, Mariachi e Sangria la fiesta invitava a bere e a ballar lui curvo e curioso taceva una storia d'amore cercava guardava le donne degli altri parlare e danzare
e quando la notte è ormai morta gli uccelli sono soliti il giorno annunciar le coppie abbracciate son prime a lasciare la fiesta per andarsi ad amar la pista ormai vuota restava lui stanco e sudato aspettava lei per scherzo girò la sua gonna e si mise a danzar
lei aveva occhi tristi e beveva volteggiava e rideva ma pareva soffrir lui parlava stringeva ballava guardava quegli occhi e provava a capir e disse son zoppo per amore la donna mia m'ha spezzato il cuore lei disse il cuore del mio amore non batterà mai più
e dopo al profumo dei fossi a lui parve in quegli occhi potere veder lo stesso dolore che spezza le vene che lascia sfiniti la sera la luna altre stelle pregava che l'alba imperiosa cacciava lei raccolse la gonna spaziosa e ormai persa ogni cosa presto lo seguì
piangendo urlando e godendo quella notte lei con lui si unì spingendo, temendo e abbracciando quella notte lui con lei capì che non era avvizzito il suo cuore e già dolce suonava il suo nome sciolse il suo voto d'amore e a lei si donò
poi d'estate bevendo e scherzando una nuova stagione a lui parve venir lui parlava inventava giocava lei a volte ascoltava e si pareva divertir ma giunta che era la sera girata nel letto piangeva pregava potere dal suo amore riuscire a ritornar
e un giorno al profumo dei fossi lui invano aspettò di vederla arrivar scendeva ormai il buio e trovava soltanto la rabbia e il silenzio di sera la luna altre stelle pregava che l'alba imperiosa cacciava restava l'angoscia soltanto e il feroce rimpianto per non vederla ritornar
il treno è un lampo infuocato se si guarda impazziti il convoglio venir un momento, un pensiero affannato e la vita è rapita senza altro soffrir la poteron riconoscere soltanto dagli anelli bagnati dal suo pianto il pianto di quell'ultimo suo amore dovuto abbandonar
lui non disse una sola parola no, non dalla sua gola un sospiro fuggì perchè i gendarmi son bruschi nei modi se da questi episodi non han da ricavar così resto solo a ricordare il liquore non pareva mai finire e dentro quel vetro rivide una notte d'amor
quando al profumo dei fossi a lui parve in quegli occhi potere veder lo stesso dolore che spezza le vene che lascia sfiniti la sera la luna altre stelle pregava che l'alba imperiosa cacciava a lui restò solo il rancore per quel breve suo amore che mai dimenticò
VINICIO CAPOSSELA
(live in volvo)
postato da juda222, 13:47 | link | commenti (2)

visto "PI" ieri sera... ahhhhhh
postato da juda222, 12:13 | link | commenti (1)
domenica, 28 marzo 2004

Caspar David Friedrich
postato da juda222, 12:47 | link | commenti (1)
sabato, 27 marzo 2004
postato da juda222, 11:11 | link | commenti
venerdì, 26 marzo 2004
•
“L’idea di aver capito ci rende ciechi”
•
Prof. Giovanni ROMANO
Storia dell’Arte Moderna
27 settembre 2003
postato da juda222, 19:41 | link | commenti (1)
Beppone russava
nel grande giardino
e sul suo nasone
volò un moscerino
il vento suonava
un bel valzerino
Così il moscerino
si mise a ballar
Ullallà Ullallà Ullallallà
questo è il valzer del moscerino
Ullallà Ullallà Ullallallà
questo è il valzer che fà lallallà
(Ullallà Ullallà Ullallallà)
(questo è il valzer del moscerino)
(Ullallà Ullallà Ullallallà)
(questo è il valzer che fà lallallà)
Nel sonno Beppone
che più non russava
il naso arricciava
rideva sognava
sognava una piuma
un fiocco di neve
un petalo rosa caduto dal ciel
Ullallà Ullallà Ullallallà
questo è il valzer del moscerino
Ullallà Ullallà Ullallallà
questo è il valzer che fà lallallà
(Ullallà Ullallà Ullallallà)
(questo è il valzer del moscerino)
(Ullallà Ullallà Ullallallà)
(questo è il valzer che fà lallallà)
Ma un gatto birbone
e pazzerellone
colpì il moscerino
graffiò il suo nasone
il valzer finiva
e il gatto fuggiva
così per Beppone l'incanto svanì
Ullallà Ullallà Ullallallà
questo è il valzer del moscerino
Ullallà Ullallà Ullallallà
questo è il valzer che fà lallallà
(Ullallà Ullallà Ullallallà)
(questo è il valzer del moscerino)
(Ullallà Ullallà Ullallallà)
(questo è il valzer che fà lallallà)
(Ullallà Ullallà Ullallallà)
(questo è il valzer del moscerino)
(Ullallà Ullallà Ullallallà)
questo è il valzer che fà lallallà
®(Zanin-Della Giustina) 1968
postato da juda222, 12:19 | link | commenti
postato da juda222, 09:44 | link | commenti
giovedì, 25 marzo 2004
“To live, to err, to fall, to triumph, to recreate life out of life.”
Joyce
postato da juda222, 17:59 | link | commenti (2)
".. Poi non è che la vita vada come tu te la immagini. Fa la sua strada. E tu la tua.E non sono la stessa strada. Così ... Io non è che volevo essere felice, questo no. Volevo ... salvarmi, ecco: salvarmi.Ma ho capito tardi da he parte bisognava andare: dalla parte dei desideri.Uno si aspetta che siano altre cose a salvare la gente: il dovere, l'onestà, essere buoni, essere giusti.No. Sono i desideri che salvano. Sono l'unica cosa vera.Tu stai con loro, e ti salverai. Però troppo tardi l'ho capito.Se le dai tempo, alla vita, lei si rigira in un modo strano,inesorabile: e tu ti accorgi che a quel punto non puoi desiderare qualcosa senza farti del male.E' lì che salta tutto, non c'è verso di scappare, più ti agiti più si ingarbuglia la rete,più ti ribelli più ti ferisci.Non se ne esce.Quando era troppo tardi, io ho iniziato a desiderare. Con tutta la forza che avevo.Mi sono fatto tanto di quel male che tu non te lo puoi nemmeno immaginare ..."
Alessandro Baricco (da "Oceano mare") |
postato da juda222, 16:37 | link | commenti (1)
mercoledì, 24 marzo 2004
Le storie sono i nostri sogni.
E i nostri sogni sono la nostra vita.
(Tim Burton)
postato da juda222, 20:38 | link | commenti (1)
martedì, 23 marzo 2004

dal film "NON TI MUOVERE" visto questa sera al cinema...
postato da juda222, 22:47 | link | commenti (2)
In uno scatolone di giocattoli c'era un soldatino di piombo con una gamba sola. Non aveva amici.
Diceva il soldatino di piombo :" Vorrei andare là sul tavolo, da quella ballerina di vetro. Ma non posso".
Pensava la ballerina :" Vorrei stare vicino a quel soldatino".
Arrivò il vento e li portò via con sé.Il soldatino e la ballerina volano ancora felici nel cielo.
postato da juda222, 19:09 | link | commenti (1)
E oggi… tarantelle all’Università…
Queste cose…!!
postato da juda222, 13:48 | link | commenti
lunedì, 22 marzo 2004
postato da juda222, 17:10 | link | commenti
CARPINO, ITALIA
(Eugenio Bennato)
Carpino, Italia, provincia di Foggia
la poesia cade dal cielo come la pioggia
come la pioggia che si porta nel mare
il segreto della musica popolare
Carpino, Italia, terra del Gargano
quello ch è vicino non cercarlo lontano
non cercare lontano quello che è vicino
a due passi da Napoli, a Carpino
La melodia di Sacco Andrea
tutta la vita per imparare
quella lezione straordinaria
Carpino Italia, Carpino Italia
Carpino Italia, Mediterraneo,
mediterraneo sound che viene dal Gargano
(‘Ntorni pi d’intorni lei annammurari
e di prete preziose e ori fini
‘mezo ce la cavo na brava funtana
e aja fa curri l’acqua surgentiva)
(Vidi quant’è bello l’ammore vicino
e si non lo vidi lo senti chiamare
e lo senti quando chiamma li galline
vieni gallina mia vieni a mangiare)
La tarantella del Gargano
nessuna scuola per imparare
quella poesia che si respira nell’aria
Carpino Italia, Carpino Italia
Carpino Italia, Mediterraneo,
mediterraneo sound che viene dal Gargano
Ed in quel mare dove ogni sponda
ha la sua America da imitare
Carpino é un’isola solitaria
Carpino Italia, Carpino Italia
postato da juda222, 16:59 | link | commenti

Claude Monet "Impression - Le soleil levant"
variazione di Nina Hollfelder
postato da juda222, 15:02 | link | commenti (1)
Arrivare in Facoltà,
caffè alla macchinetta,
sms alla cabina.
Incontrare Matteo
sotto il sole e nel vento.
Amici che non vedevo da molto
o che sono sempre con me.
Tanti sorrisi e via a lezione.
Proiettore rotto come ogni volta.
Oggi finisce prima, firma e via,
bagno e fuori, di nuovo al sole.
Francesca sulle scale,
l’abbraccio, è il suo compleanno.
Marvin e Francesco si fermano con me,
si chiacchera e ci si sorride.
Quando ripartiamo, cinque o sei passi
e incontro Davide,di nuovo fermi.
Per lui un sorriso più grande,
da quant’è che nn lo vedevo…!!
Passa Marco, ciao-ciao,
via ancora e incontro un altro Marco,
un saluto veloce
parlandoci da una parte all’altra della strada.
Quanta gente sta mattina, quanti sorrisi.
“E’ primavera, bisogna liberare la memoria del cellulare”
mi dice poco prima Francesco.
Ci son giorni in cui l’università mi sembra un mondo di sconosciuti,
ma oggi no.
Sarè veramente la primavera a fare questo effetto?
Ed ora son sul treno, torno a casa.
Fotocopie sulle ginocchia, matita tra le mani,
ma pensieri lontani, in una giornata di sole che ho voglia di vivere,
dentro al cuore e sulla pelle.
Solo ieri sentivo di non aver vissuto,
di essermi persa tutto, di aver sprecato movimenti.
Oggi no.
Guardo fuori appoggiando la testa al finestrino,
mi perdo con lo sguardo
là,
dove c’è solo cielo.
E fiori gialli, rosa, alberi rossi, bianchi e verdi.
Guarda là…la punta del Monviso
…
postato da juda222, 14:41 | link | commenti (1)
domenica, 21 marzo 2004
postato da juda222, 14:31 | link | commenti (1)
venerdì, 19 marzo 2004
e intanto ascolto le Tarantelle...
Nella regione italiana delle Puglie vive un grosso ragno chiamato Tarantola. Un'antica credenza popolare afferma che il morso di questo insetto è assai velenoso: provoca nell'uomo una terribile agitazione e la necessità di danzare freneticamente al suono di musiche vivacissime, dette appunto Tarantelle.
Oggi sappiamo che questo non è vero, anche perchè ormai è stato accertato che il morso della Tarantola non è più dannoso di quello di un qualsiasi altro insetto; ma, tra il 1400 ed il 1800, furono molti i medici e gli studiosi di storia naturale che credevano alle serie conseguenze che da esso derivavano; alcuni di loro sostenevano che il migliore rimedio contro gli effetti del suo morso fosse il suono di particolari musiche dal ritmo sempre più rapido: affermavano che questa musica liberava, entro tre o quattro giorni, il cosidetto << taranto>> dalla micidiale potenza del veleno. Queste antiche danze sarebbero dunque, secondo alcuni, le famose tarantelle che ancor oggi vengono ballate nell'Italia meridionale. Il loro nome sarebbe derivato da quello del ragno. Ma, in realtà, molte danze simili alla Tarantella furono in uso in molti paesi in cui non vive la Tarantola, come in Belgio, in Francia ed in Germania.
Probabilmente, tra la Tarantella e la Tarantola non c'è dunque nessuna relazione: forse si può spiegare il nome di questo ballo col fatto che esso è originario di Taranto.
Così la Tarantella: infatti essa rappresenta la lite e la riappacificazione di una coppia di giovani fidanzati, e, per questa ragione, viene definita danza di corteggiamento.
I primi passi del ballo esprimono la gioia, ma subito, tra i due ballerini, si svolge una mimica che vuole esprimere lo sdegno: la fanciulla ha commesso un torto verso il fidanzato, che la costringe a chiedere perdono in ginocchio. Il ballerino piroetta vittorioso attorno alla fanciulla inginocchiata e, infine, dopo averle concesso il perdono, l'aiuta ad alzarsi. Breve però la pausa lieta, perchè ben presto la ballerina costringerà l'uomo ad umiliarsi dinanzi a lei. Alla fine della danza i due ballerini fidanzati si riconciliano ed il ballo diventa vivacissimo per esprimere la loro gioia. Intorno gli spettatori cantano a gran voce ed i suonatori accompagnano con un ritmo sempre più veloce le movenze della coppia, esplodendo alla fine in un grido d'entusiasmo.
ehhehe...
postato da juda222, 10:53 | link | commenti (2)

e sta sera si parte per Roma...
postato da juda222, 10:36 | link | commenti (1)
mercoledì, 17 marzo 2004
postato da juda222, 17:52 | link | commenti (1)
...
Ecco, possedere senza possedere potrebbe essere la misteriosa chiave del congegno. Possedere con distacco, come guardando ciò che si ama facendo un passo indietro da un metro di distanza. Non è forse questo anche il modo migliore per contemplare un quadro ? Se si pretende di ammirare un’opera schiacciandoci il naso addosso non si vede e non si capisce nulla. Occorre frapporre della distanza per comprenderla, per prenderla dentro di noi, dentro l’anima per possederla davvero. Occorre amare quel “tu” per esempio un figlio, una donna, un uomo, senza strapparlo al suo destino che è sempre altro dai nostri progetti. In fondo ci sono molte cose che gli esseri umani possiedono così : il sole, la luna, l’aria, la primavera, il profumo dei tigli quelle folate di vento nei canneti il verde dei cipressi le fantasie disegnate dalle nuvole, il mare in tempesta, le cime dei monti.
A ben vedere: noi stessi.
È così evidente che non ci apparteniamo.
( trovato mentre cercavi gli appunti del corso...)
postato da juda222, 15:28 | link | commenti (5)
presto il nuovo film "La mala educacion" di Almodovar...
ed è dinuovo scandalo... storia di preti pedofili nella Spagna anni 60.
postato da juda222, 15:25 | link | commenti
martedì, 16 marzo 2004
Three Pairs of Shoes
Oil on canvas 49.0 x 72.0 cm. Paris: December, 1886
VINCENT VAN GOGH
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postato da juda222, 17:53 | link | commenti (1)
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Ubriachi di vino, poesia e di virtù...
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Fiorito sulla nuda pietra
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racchiudeva minuscole gemme,
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le gemme preziose di momenti
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senza fine e senza inizio
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che vivevano nel territorio incontaminato
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dell'anima
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dove tutto è mobile
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eppur immoto.
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Nella buia notte dell'esistenza racchiusa tra insignificanti confini senza vero perché, sedevi tra le mani, tra le mani e le bottiglie; m'invidiavi l'innocente incoscienza che osa essere semplicemente ciò che nell'anima si è.
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Ero bella, sempre così bella, sempre assai vicina eppur così lontana nel territorio del coraggio del si e del no.
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"Non appartieni a questa terra - dicevi - sei come la poesia scritta sui muri che si anima dal niente, nei magici momenti dei pensieri che si incrociano".
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Già gli incroci, chissà mai perché gli incontri avvenivano nello stesso istante immaginato dietro gli angoli di vicoli, di giardini o di portoni; chissà mai perché, addormentati sui banchi dell'ultima fila, sognavamo sempre le medesime storie; chissà mai perché sorgevano insieme le parole nelle risa del cuore quando, sulle scale umide di quelle fredde notti senza fine, ci sfidavamo negli ardenti duelli.
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Eravamo istrioni, attori sgangherati, ballerini improvvisati, tra sbronze, mercedes bianche e metallici rock senza fine...
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Il caldo di quella mattina era pulito; aleggiava il profumo di salsedine che alla memoria l'estate riportava.
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Gli ombrelloni a righe sulla riva rendevano retrò l'atmosfera inducendo il presente al tempo del passato.
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"Cos'è la poesia?" - voltandoti chiedesti.
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"Lascia cantar l'anima tua" - risposi - "ti insegnerà il dolce canto di questo momento.
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Ti canterà dell'illusione, anche se subito non t'apparrà così.
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Posa lo sguardo sul mare, sulle nuvole e prova a sorridere agli uccelli o alle farfalle.
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Ascolta il profumo dei fiori e lascia che ti attraversino mille stelle cadenti, che ti pervada la forza del sole mentre assapori le carezze della luna.
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Una, cento, mille son le strade per giunger proprio là dove sei sempre stato e quel che assai lontan t'appare è, forse, solo dentro te.
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I tuoi occhi, il tuo sentire rendono poesia ogni cosa.
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Ti basterà, per questo, posare lo sguardo sul cielo e sulla terra."
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Mutato era ormai il caldo del mattino; l'intimo cielo d'azzurro e viola striava ora d'argento il mare.
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Assaporando il canto delle onde infrante sulla riva segnasti con un dito l'orizzonte: "Acquamarina - dicesti - riflessi d'infinito cielo, nel mare"...
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Nel colore del giorno che ancor giorno non era, seduti sulla sabbia umida dell'alba acre di salsedine, tra il pallido riflesso della luna nel sole che nasceva correvano i pensieri...
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Fradici i vestiti dell'acqua fredda del mattino, fredda come la luna che s'affievoliva ma caldo il cuore per le risa, caldo come il sole che nasceva; ridevan gli occhi, rideva il cuore, rideva forte il cuore incontro al freddo mare del mattino...
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"Sì! il mio corpo è oceano, si! oceano il cui potere corre sino alle rive lungo le braccia per rompersi in mani di schiuma... Sono il mare, sì! io sono il mare!"
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New York era a portata di mano quella mattina...
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Collocata sul piedistallo dell'invidia, volavo da te sospinta a recitar la parte della desiderata diva in un inseguimento senza fine, pieno di venerazione.
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Fu in quel giorno chel'ardire tuo osò staccare insieme a me la spina degli inutili pensieri; ospiti inattesi delle magiche colonne avvolte d'edera, ci ritrovammo tra il riso e lo stupore, a mandar pensieri fin quell'istante assai riposti che cominciarono così a fiorir come le gemme, tra le pieghe di quelle nude pietre.
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Assaporasti per la prima volta la bellezza vera dello schiudersi dei fiori e nuovi ti sembrarono allora i suoni dei versi improvvisati.
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Libero il pensiero vagò nomade nelle regioni del c'è e non c'è, dov'ero regina di fiori e di perché, mentre accendendo stelle per spianar sentieri, ti nominai re, o mio re!
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Spoon river ti faceva compagnia nel tuo lavoro estivo quando, disteso sul lacero divano, il richiamo dell'arcano anniversario chiuse senza rimorso la porta delle quotidiane responsabilità per festeggiar così la festa, tra edere, lucertole, fiori e ogni colore in un banchetto senza fine di odorosi dolci melograni, pieni del profondo degli sguardi e dei discorsi dalle mani intrattenuti.
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Ci scelse quel dì l'ultimo piano invitandoci a danzar le nubi, il vento e il sole, tra un brindisi, un sogno ed un perché; avevo al collo un magico collier di sogni, bacche, baci che aprivano le porte di noi e di te. Eran pietre, fiori e foglie, ciottoli e farfalle i paladini erranti che vagavano con noi per notti e giorni nelle regioni dell'ardita fantasia dov'eravamo il tutto e il niente che schiuse a noi quel che la vita a pochi concedea...
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Giochi di rime segnati sulla nuda pietra attraversavano le notti avvolte di nebbie novembrine. Incuranti del domani, sui rami e sulle foglie arrampicati, ci raccontavamo di noi tra doni d'incoscienza e di saggezza, di dolcezza e di pietà.
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Persi nella bellezza del lontano mare riflesso nello sguardo, lasciammo correre i riposti pensieri sul magico sentiero che erto verso il cielo poteva toccar la luna:
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"Sai? - come un'eco mormorò l'anima tua - io una volta ho incontrato gli angeli..."
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Forte era il vento in un pomeriggio di settembre che recava con sé la fine dell'estate.
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Dolci compagni d'anime, in balia delle onde e della nostra vita, nel silenzio rotto dal vento e dai pensieri che correvano veloci, vivevamo piccoli spazi di profonde infinità in compagnia della solita poesia, a riuscir le fila delle banali storie a cui permettevano di attraversarci sempre, chissà mai perché.
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Tutto ci parlava di noi realmente nell'infinito silenzio sotto quella stella cinta dalla luna che attraversava il cuore schiudendolo alle lacrime e alle risa.
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Magiche eran le chiavi che aprivano quel territorio profondo e terso come l'acqua quieta di un lago nella notte, remoto sito dell'assoluta libertà che sa ignorar la tirannia di tempo e spazio...
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Si respirava l'odore della festa quel giorno. L'eco delle risa vagava come il profumo di ciambelle, tra gli abbracci scherzosi, i baci nascosti tra i rami dei ciliegi in fiore e i soliti sollazzi.
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L'erba odorosa del profumo della pioggia asciugata dal sole riportava alla memoria le notti affollate di profonde rime che intessevano piano le preziose trame degli animi nostri.
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In quegli attimi di eterno presente, pieni di quell'aria di semplice allegria, giocavamo nel sostituirci l'un con l'altro, immersi in un banchetto senza fine di fantastiche ambizioni, nella complicità delle sottili emozioni che vibravano come il frinire ininterrotto delle cicale estive.
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I pensieri attraversavano veloci gli sguardi nel rimare audace, tenero e irriverente di chi vive una vita che ignora ogni confine.
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Nel rossore del volgere del giorno, attraversando gli umidi sentieri, la prima lucciola riaccese lo stupore per la nuova stagione che giungeva.
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Ci abbracciarono in fretta quelle mille e mille luci ardenti e quiete, che sopravvissero al quotidiano vivere in un angolo remoto di paradiso in fondo all'anima.
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Trascorsi erano gli anni quando un giorno all'improvviso comparve alla memoria il canto di quei versi incisi sulla pietra.
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Raggiunsi una volta ancora la dimora del sogno per respirarla nell'aura della magica irrealtà.
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Sospesa tra le nuvole azzurrine, tratteneva le ultime luci del giorno che scemava, lasciando entrar la luna come allora e continuar a tessere gli orditi rilucenti degli eroi dell'anima immortale.
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Mi accolse come un tempo quell'arco di cielo azzurrocielo, trono dell'anima e del cuore, per invitarmi a ritrovare il perduto canto del fico che potea toccar le stelle.
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Immerso nel silenzio della notte, quell'arco di cielo azzurrocielo pareva trattenere ancora l'eco del giorno che per la sua strada andava, a suggellar l'inevitabile momento in cui tutto in altro trasfigura e muta...
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Lì, in quello spazio in cui il tempo pareva non conoscere principio e conclusione i luminosicentri si spandevano con la forza lieve del fiorir dei fiori.
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"Lì la realtà era abdicata, splendidissima regnava solo la vita immaginata..."
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"Domanda al vento, all'onda, alla stella,
-
a tutto ciò che fugge, a tutto ciò che geme e a tutto ciò che scorre,
-
a tutto ciò che canta, a tutto ciò che parla, che ore sia;
-
e il vento, l'onda, la stella... vi risponderanno:
-
è l'ora di ubriacarsi.
-
Per non essere gli schiavi tormentati dal tempo, ubriacatevi.
-
Di vino, di poesia o di virtù.
-
A piacer vostro..."
Paola Pompei
postato da juda222, 14:38 | link | commenti (1)
lunedì, 15 marzo 2004

Piero Manzoni Merda d'artista n. 89, 1961. Metallo e carta, cm. 6,5x4,8.
postato da juda222, 14:53 | link | commenti (2)
Ci sono delle cose che vanno disimparate prima di impararle di nuovo....
postato da juda222, 14:50 | link | commenti

Les baigneurs (oggi 2h di lezione su Paul Cézanne...)
postato da juda222, 14:46 | link | commenti (1)
sabato, 13 marzo 2004
Il mare è tutto azzurro. Il mare è tutto calmo. Nel cuore è quasi un urlo di gioia. E tutto è calmo.
(Sandro Penna)
postato da juda222, 12:33 | link | commenti (2)
postato da juda222, 10:42 | link | commenti
venerdì, 12 marzo 2004
e allora segui il vento...
postato da juda222, 12:27 | link | commenti
mercoledì, 10 marzo 2004
postato da juda222, 19:54 | link | commenti (4)
Inquieto (C.S.I)
Senza volontà senza sapere quando Sarà una luna nuova Una forte nevicata un temporale L'arresto che consegue il terremoto
Allora un lampo unisce gli occhi e il cuore Con borbottìo di tuono muovono le parole Torna il tempo ritorna l'energia Torna la vita torna il mattino vuoto Vuoto Vuoto Vuoto
E donne strette dentro scialli neri Vennero a reclamare scelte chiare Stavano i vecchi accovacciati ai muri Attenti i bimbi attenti i cani Attenti!
E donne strette dentro scialli neri Vennero a reclamare scelte chiare Stavano i vecchi accovacciati ai muri Attenti i bimbi attenti i cani Attenti!
Mattino vuoto luminoso pieno S'avvia verso la sera il pomeriggio Pomeriggio dolce la notte consola Consola il mondo che s'è infittito Gremito di presenze rimpicciolito Gremito di presenze il vuoto è pieno Pieno Pieno Pieno
S'incupa al suono s'avviluppa si blocca S'avviluppa si blocca Ognuno si rincuccia dove può
E donne strette dentro scialli neri Vennero a reclamare scelte chiare Stavano i vecchi accovacciati ai muri Attenti i bimbi attenti i cani Attenti!
Memorie passi d'altri ch'io calpesto Su stanchezze di secoli In alterna cadenza Gioia che riannoda dolore che inchioda Gioia che riannoda dolore che inchioda Terre battute dai venti infuriati dai monti Sereno incanto splendente di sole di bianco Dense sfumate nuvole di piombo Grigio verde ed intenso blu Colpo d'occhio rotondo Colpo d'occhio rotondo Memorie passi d'altri ch'io calpesto Su stanchezze di secoli In alterna cadenza Gioia che riannoda dolore che inchioda Gioia che riannoda dolore che inchioda Dolore che inchioda Dolore che inchioda...
postato da juda222, 15:05 | link | commenti (4)
martedì, 09 marzo 2004
postato da juda222, 21:31 | link | commenti (2)
postato da juda222, 20:52 | link | commenti
lunedì, 08 marzo 2004
postato da juda222, 18:29 | link | commenti (3)
postato da juda222, 10:14 | link | commenti (2)
domenica, 07 marzo 2004
postato da juda222, 12:13 | link | commenti (4)
venerdì, 05 marzo 2004
giocavo con mio padre....
e mi è arrivata una scarpa sui denti!!!
(davvero!!)
postato da juda222, 18:33 | link | commenti (2)
mercoledì, 03 marzo 2004
postato da juda222, 21:36 | link | commenti (5)
QUELLA SERA ARRIVATO A CASA MANGIO' MIELE E FORMAGGIO, LA LUNA ERA ALTA E PALLIDA IN CIELO, E AVEVA ASCOLTATO TUTTO, FIN DAL MOMENTO IN CUI ERA SULL’ORIZZONTE, ARANCIONE, E L’AVEVANO NOTATA IN MEZZO AI RAMI.
postato da juda222, 17:32 | link | commenti (2)
martedì, 02 marzo 2004
postato da juda222, 20:29 | link | commenti (2)

"la luna" RolandoRojas
postato da juda222, 15:34 | link | commenti (1)
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