[la luna è sempre bella e danzerina]
C'é un posto di cui ho sentito parlare in una ninna nanna da qualche parte sopra l'arcobaleno volano uccelli blu e i sogni che osi sognare veramente diventano realtà. Un giorno vorrei volare su una stella e svegliarmi dove le nuvole sono lontane dietro di me dove i problemi si sciolgono come gocce di limone. Segui la strada che sale su per il camino E' qui che mi troverai
 





mercoledì, 31 marzo 2004

sta sera ce lo gua...

sta sera ce lo guardiamo....

bello bello bello

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martedì, 30 marzo 2004

no title

Image number: 200067529-001

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Quando c'è una grana...

Quando c'è una grana e tu non sai che cosa far
fai una fischiatina
fai una fischiatina
Quando in un pasticcio tu cominci a scivolar
fai una fischiatina
fai una fischiatina
Non scorraggiarti mai
sempre in alti cuor
devi ripetere su 
su con il morale!
Quando stai per perdere la tua serenità
fai una fischiatina
fai una fischiatina
E la fortuna ti sorriderà!
Quando sei nei guai 
e non sai che cosa far
fai una fischiatina 
fai una fischiatina!



















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lunedì, 29 marzo 2004

Portrait of a man ...

Portrait of a man in oriental attire  (detail)

  Rembrandt.

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Ultimo amore

...

Ultimo amore


Fresca era l'aria di giugno
e la notte sentiva l'estate arrivar
Tequila, Mariachi e Sangria
la fiesta invitava a bere e a ballar
lui curvo e curioso taceva
una storia d'amore cercava
guardava le donne degli altri
parlare e danzare

e quando la notte è ormai morta
gli uccelli sono soliti il giorno annunciar
le coppie abbracciate son prime
a lasciare la fiesta per andarsi ad amar
la pista ormai vuota restava
lui stanco e sudato aspettava
lei per scherzo girò la sua gonna
e si mise a danzar

lei aveva occhi tristi e beveva
volteggiava e rideva ma pareva soffrir
lui parlava stringeva ballava
guardava quegli occhi e provava a capir
e disse son zoppo per amore
la donna mia m'ha spezzato il cuore
lei disse il cuore del mio amore
non batterà mai più

e dopo al profumo dei fossi
a lui parve in quegli occhi potere veder
lo stesso dolore che spezza le vene
che lascia sfiniti la sera
la luna altre stelle pregava
che l'alba imperiosa cacciava
lei raccolse la gonna spaziosa
e ormai persa ogni cosa
presto lo seguì

piangendo urlando e godendo
quella notte lei con lui si unì
spingendo, temendo e abbracciando quella notte
lui con lei capì
che non era avvizzito il suo cuore
e già dolce suonava il suo nome
sciolse il suo voto d'amore
e a lei si donò

poi d'estate bevendo e scherzando
una nuova stagione a lui parve venir
lui parlava inventava giocava
lei a volte ascoltava e si pareva divertir
ma giunta che era la sera
girata nel letto piangeva
pregava potere dal suo amore
riuscire a ritornar

e un giorno al profumo dei fossi
lui invano aspettò di vederla arrivar
scendeva ormai il buio e trovava
soltanto la rabbia e il silenzio di sera
la luna altre stelle pregava
che l'alba imperiosa cacciava
restava l'angoscia soltanto
e il feroce rimpianto
per non vederla ritornar

il treno è un lampo infuocato
se si guarda impazziti il convoglio venir
un momento, un pensiero affannato
e la vita è rapita senza altro soffrir
la poteron riconoscere soltanto
dagli anelli bagnati dal suo pianto
il pianto di quell'ultimo suo amore
dovuto abbandonar

lui non disse una sola parola
no, non dalla sua gola un sospiro fuggì
perchè i gendarmi son bruschi nei modi
se da questi episodi non han da ricavar
così resto solo a ricordare
il liquore non pareva mai finire
e dentro quel vetro rivide
una notte d'amor

quando al profumo dei fossi
a lui parve in quegli occhi potere veder
lo stesso dolore che spezza le vene
che lascia sfiniti la sera
la luna altre stelle pregava
che l'alba imperiosa cacciava
a lui restò solo il rancore
per quel breve suo amore
che mai dimenticò

VINICIO CAPOSSELA

(live in volvo)

































































































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visto "PI" ier...

visto "PI" ieri sera... ahhhhhh

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domenica, 28 marzo 2004

Caspar David Fried...

Caspar David Friedrich

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sabato, 27 marzo 2004

    ...

   

Il mare… 

 

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venerdì, 26 marzo 2004

Lidea di aver c...

“L’idea di aver capito ci rende ciechi”

Prof. Giovanni ROMANO

Storia dell’Arte Moderna

27 settembre 2003

postato da juda222, 19:41 | link | commenti (1)

IL VALZER DEL MOSCER...

IL VALZER DEL MOSCERINO
Beppone russava
nel grande giardino
e sul suo nasone
volò un moscerino
il vento suonava
un bel valzerino
Così il moscerino
si mise a ballar
Ullallà Ullallà Ullallallà
questo è il valzer del moscerino
Ullallà Ullallà Ullallallà
questo è il valzer che fà lallallà
(Ullallà Ullallà Ullallallà)
(questo è il valzer del moscerino)
(Ullallà Ullallà Ullallallà)
(questo è il valzer che fà lallallà)
Nel sonno Beppone
che più non russava
il naso arricciava
rideva sognava
sognava una piuma
un fiocco di neve
un petalo rosa caduto dal ciel
Ullallà Ullallà Ullallallà
questo è il valzer del moscerino
Ullallà Ullallà Ullallallà
questo è il valzer che fà lallallà
(Ullallà Ullallà Ullallallà)
(questo è il valzer del moscerino)
(Ullallà Ullallà Ullallallà)
(questo è il valzer che fà lallallà)
Ma un gatto birbone
e pazzerellone
colpì il moscerino
graffiò il suo nasone
il valzer finiva
e il gatto fuggiva
così per Beppone l'incanto svanì
Ullallà Ullallà Ullallallà
questo è il valzer del moscerino
Ullallà Ullallà Ullallallà
questo è il valzer che fà lallallà
(Ullallà Ullallà Ullallallà)
(questo è il valzer del moscerino)
(Ullallà Ullallà Ullallallà)
(questo è il valzer che fà lallallà)
(Ullallà Ullallà Ullallallà)
(questo è il valzer del moscerino)
(Ullallà Ullallà Ullallallà)
questo è il valzer che fà lallallà 
®(Zanin-Della Giustina) 1968

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no title

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giovedì, 25 marzo 2004

  To live, ...

 

“To live, to err, to fall, to triumph, to recreate life out of life.”

 

Joyce

postato da juda222, 17:59 | link | commenti (2)

".. Poi non è ...

".. Poi non è che la vita vada come tu te la immagini. Fa la sua strada. E tu la tua.E non sono la stessa strada. Così ...
Io non è che volevo essere felice, questo no. Volevo ... salvarmi, ecco: salvarmi.Ma ho capito tardi da he parte bisognava andare: dalla parte dei desideri.Uno si aspetta che siano altre cose a salvare la gente: il dovere, l'onestà, essere buoni, essere giusti.No.
Sono i desideri che salvano. Sono l'unica cosa vera.Tu stai con loro, e ti salverai. Però troppo tardi l'ho capito.Se le dai tempo, alla vita, lei si rigira in un modo strano,inesorabile: e tu ti accorgi che a quel punto non puoi desiderare qualcosa senza farti del male.E' lì che salta tutto, non c'è verso di scappare, più ti agiti più si ingarbuglia la rete,più ti ribelli più ti ferisci.Non se ne esce.Quando  era troppo tardi, io ho iniziato a desiderare. Con tutta la forza che avevo.Mi sono fatto tanto di quel male che tu non te lo puoi nemmeno immaginare ..."
Alessandro Baricco (da "Oceano mare")


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mercoledì, 24 marzo 2004

  Le storie so...

 

Le storie sono i nostri sogni.

 E i nostri sogni sono la nostra vita.


  (Tim Burton)



postato da juda222, 20:38 | link | commenti (1)

martedì, 23 marzo 2004

dal film "NON TI M...

dal film "NON TI MUOVERE" visto questa sera al cinema...

postato da juda222, 22:47 | link | commenti (2)

  In uno scato...

 
In uno scatolone di giocattoli c'era un soldatino di piombo con una gamba sola. Non aveva amici.
Diceva il soldatino di piombo :" Vorrei andare là sul tavolo, da quella ballerina di vetro. Ma non posso".
Pensava la ballerina :" Vorrei stare vicino a quel soldatino".
Arrivò il vento e li portò via con sé.Il soldatino e la ballerina volano ancora felici nel cielo.
 

postato da juda222, 19:09 | link | commenti (1)

  E oggi tara...

 

E oggi… tarantelle all’Università…

Queste cose…!!

 

postato da juda222, 13:48 | link | commenti

lunedì, 22 marzo 2004

no title

postato da juda222, 17:10 | link | commenti

  CARPINO, I...

 
CARPINO, ITALIA
 
(Eugenio Bennato)
 
Carpino, Italia, provincia di Foggia
la poesia cade dal cielo come la pioggia
come la pioggia che si porta nel mare
il segreto della musica popolare
Carpino, Italia, terra del Gargano
quello ch è vicino non cercarlo lontano
non cercare lontano quello che è vicino
a due passi da Napoli, a Carpino
La melodia di Sacco Andrea
tutta la vita per imparare
quella lezione straordinaria
Carpino Italia, Carpino Italia
Carpino Italia, Mediterraneo,
mediterraneo sound che viene dal Gargano
(‘Ntorni pi d’intorni lei annammurari
e di prete preziose e ori fini
‘mezo ce la cavo na brava funtana
e aja fa curri l’acqua surgentiva)
(Vidi quant’è bello l’ammore vicino
e si non lo vidi lo senti chiamare
e lo senti quando chiamma li galline
vieni gallina mia vieni a mangiare)
La tarantella del Gargano
nessuna scuola per imparare
quella poesia che si respira nell’aria
Carpino Italia, Carpino Italia
Carpino Italia, Mediterraneo,
mediterraneo sound che viene dal Gargano
Ed in quel mare dove ogni sponda
ha la sua America da imitare
Carpino é un’isola solitaria
Carpino Italia, Carpino Italia

postato da juda222, 16:59 | link | commenti

Claude Monet "Impr...

Claude Monet "Impression - Le soleil levant"

variazione di Nina Hollfelder

postato da juda222, 15:02 | link | commenti (1)

Arrivare in Facoltà,...

Arrivare in Facoltà,

caffè alla macchinetta,

sms alla cabina.

Incontrare Matteo

sotto il sole e nel vento.

Amici che non vedevo da molto

o che sono sempre con me.

Tanti sorrisi e via a lezione.

Proiettore rotto come ogni volta.

Oggi finisce prima, firma e via,

bagno e fuori, di nuovo al sole.

Francesca sulle scale,

l’abbraccio, è il suo compleanno.

Marvin e Francesco si fermano con me,

si chiacchera e ci si sorride.

Quando ripartiamo, cinque o sei passi

e incontro Davide,di nuovo fermi.

Per lui un sorriso più grande,

da quant’è che nn lo vedevo…!!

Passa Marco, ciao-ciao,

via ancora e incontro un altro Marco,

un saluto veloce

parlandoci da una parte all’altra della strada.

Quanta gente sta mattina, quanti sorrisi.

“E’ primavera, bisogna liberare la memoria del cellulare”

mi dice poco prima Francesco.

Ci son giorni in cui l’università mi sembra un mondo di sconosciuti,

ma oggi no.

Sarè veramente la primavera a fare questo effetto?

Ed ora son sul treno, torno a casa.

Fotocopie sulle ginocchia, matita tra le mani,

ma pensieri lontani, in una giornata di sole che ho voglia di vivere,

dentro al cuore e sulla pelle.

Solo ieri sentivo di non aver vissuto,

di essermi persa tutto, di aver sprecato movimenti.

Oggi no.

Guardo fuori appoggiando la testa al finestrino,

mi perdo con lo sguardo

 là,

 dove c’è solo cielo.

E fiori gialli, rosa, alberi rossi, bianchi e verdi.

Guarda là…la punta del Monviso

postato da juda222, 14:41 | link | commenti (1)

domenica, 21 marzo 2004

   &n...

                              

postato da juda222, 14:31 | link | commenti (1)

venerdì, 19 marzo 2004

e intanto ascolto le...

e intanto ascolto le Tarantelle...

Nella regione italiana delle Puglie vive un grosso ragno chiamato Tarantola. Un'antica credenza popolare afferma che il morso di questo insetto è assai velenoso: provoca nell'uomo una terribile agitazione e la necessità di danzare freneticamente al suono di musiche vivacissime, dette appunto Tarantelle.

Oggi sappiamo che questo non è vero, anche perchè ormai è stato accertato che il morso della Tarantola non è più dannoso di quello di un qualsiasi altro insetto; ma, tra il 1400 ed il 1800, furono molti i medici e gli studiosi di storia naturale che credevano alle serie conseguenze che da esso derivavano; alcuni di loro sostenevano che il migliore rimedio contro gli effetti del suo morso fosse il suono di particolari musiche dal ritmo sempre più rapido: affermavano che questa musica liberava, entro tre o quattro giorni, il cosidetto << taranto>> dalla micidiale potenza del veleno. Queste antiche danze sarebbero dunque, secondo alcuni, le famose tarantelle che ancor oggi vengono ballate nell'Italia meridionale. Il loro nome sarebbe derivato da quello del ragno. Ma, in realtà, molte danze simili alla Tarantella furono in uso in molti paesi in cui non vive la Tarantola, come in Belgio, in Francia ed in Germania.

Probabilmente, tra la Tarantella e la Tarantola non c'è dunque nessuna relazione: forse si può spiegare il nome di questo ballo col fatto che esso è originario di Taranto.

Così la Tarantella: infatti essa rappresenta la lite e la riappacificazione di una coppia di giovani fidanzati, e, per questa ragione, viene definita danza di corteggiamento.

I primi passi del ballo esprimono la gioia, ma subito, tra i due ballerini, si svolge una mimica che vuole esprimere lo sdegno: la fanciulla ha commesso un torto verso il fidanzato, che la costringe a chiedere perdono in ginocchio. Il ballerino piroetta vittorioso attorno alla fanciulla inginocchiata e, infine, dopo averle concesso il perdono, l'aiuta ad alzarsi. Breve però la pausa lieta, perchè ben presto la ballerina costringerà l'uomo ad umiliarsi dinanzi a lei. Alla fine della danza i due ballerini fidanzati si riconciliano ed il ballo diventa vivacissimo per esprimere la loro gioia. Intorno gli spettatori cantano a gran voce ed i suonatori accompagnano con un ritmo sempre più veloce le movenze della coppia, esplodendo alla fine in un grido d'entusiasmo.

ehhehe...

postato da juda222, 10:53 | link | commenti (2)

e sta sera si part...

e sta sera si parte per Roma...

postato da juda222, 10:36 | link | commenti (1)

mercoledì, 17 marzo 2004

no title

postato da juda222, 17:52 | link | commenti (1)

... Ecco, possedere...

...

Ecco, possedere senza possedere potrebbe essere la misteriosa chiave del congegno. Possedere con distacco, come guardando ciò che si ama facendo un passo indietro da un metro di distanza. Non è forse questo anche il modo migliore per contemplare un quadro ? Se si pretende di ammirare un’opera  schiacciandoci il naso addosso non si vede e non si capisce nulla. Occorre frapporre della distanza per comprenderla, per prenderla dentro di noi, dentro l’anima per possederla davvero. Occorre amare quel “tu” per esempio un figlio, una donna, un uomo, senza strapparlo al suo destino che è sempre altro dai nostri progetti. In fondo ci sono molte cose che gli esseri umani possiedono così : il sole, la luna, l’aria, la primavera, il profumo dei tigli quelle folate di vento nei canneti il verde dei cipressi le fantasie disegnate dalle nuvole, il mare in tempesta, le cime dei monti.

A ben vedere: noi stessi.

È così evidente che non ci apparteniamo.

 

( trovato mentre cercavi gli appunti del corso...)

postato da juda222, 15:28 | link | commenti (5)

  presto il nu...

 

presto il nuovo film "La mala educacion" di Almodovar...

ed è dinuovo scandalo... storia di preti pedofili nella Spagna anni 60.

postato da juda222, 15:25 | link | commenti

martedì, 16 marzo 2004

   ...

  

Three Pairs of Shoes

Oil on canvas
49.0 x 72.0 cm.
Paris: December, 1886

VINCENT VAN GOGH

 




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Ubriachi di ...

Ubriachi di vino, poesia e di virtù...
 
Fiorito sulla nuda pietra
racchiudeva minuscole gemme,
le gemme preziose di momenti
senza fine e senza inizio
che vivevano nel territorio incontaminato
dell'anima
dove tutto è mobile
eppur immoto.
 
Nella buia notte dell'esistenza racchiusa tra insignificanti confini senza vero perché, sedevi tra le mani, tra le mani e le bottiglie; m'invidiavi l'innocente incoscienza che osa essere semplicemente ciò che nell'anima si è.
Ero bella, sempre così bella, sempre assai vicina eppur così lontana nel territorio del coraggio del si e del no.
"Non appartieni a questa terra - dicevi - sei come la poesia scritta sui muri che si anima dal niente, nei magici momenti dei pensieri che si incrociano".
Già gli incroci, chissà mai perché gli incontri avvenivano nello stesso istante immaginato dietro gli angoli di vicoli, di giardini o di portoni; chissà mai perché, addormentati sui banchi dell'ultima fila, sognavamo sempre le medesime storie; chissà mai perché sorgevano insieme le parole nelle risa del cuore quando, sulle scale umide di quelle fredde notti senza fine, ci sfidavamo negli ardenti duelli.
Eravamo istrioni, attori sgangherati, ballerini improvvisati, tra sbronze, mercedes bianche e metallici rock senza fine...
Il caldo di quella mattina era pulito; aleggiava il profumo di salsedine che alla memoria l'estate riportava.
Gli ombrelloni a righe sulla riva rendevano retrò l'atmosfera inducendo il presente al tempo del passato.
"Cos'è la poesia?" - voltandoti chiedesti.
"Lascia cantar l'anima tua" - risposi - "ti insegnerà il dolce canto di questo momento.
Ti canterà dell'illusione, anche se subito non t'apparrà così.
Posa lo sguardo sul mare, sulle nuvole e prova a sorridere agli uccelli o alle farfalle.
Ascolta il profumo dei fiori e lascia che ti attraversino mille stelle cadenti, che ti pervada la forza del sole mentre assapori le carezze della luna.
Una, cento, mille son le strade per giunger proprio là dove sei sempre stato e quel che assai lontan t'appare è, forse, solo dentro te.
I tuoi occhi, il tuo sentire rendono poesia ogni cosa.
Ti basterà, per questo, posare lo sguardo sul cielo e sulla terra."
Mutato era ormai il caldo del mattino; l'intimo cielo d'azzurro e viola striava ora d'argento il mare.
Assaporando il canto delle onde infrante sulla riva segnasti con un dito l'orizzonte: "Acquamarina - dicesti - riflessi d'infinito cielo, nel mare"...
Nel colore del giorno che ancor giorno non era, seduti sulla sabbia umida dell'alba acre di salsedine, tra il pallido riflesso della luna nel sole che nasceva correvano i pensieri...
Fradici i vestiti dell'acqua fredda del mattino, fredda come la luna che s'affievoliva ma caldo il cuore per le risa, caldo come il sole che nasceva; ridevan gli occhi, rideva il cuore, rideva forte il cuore incontro al freddo mare del mattino...
"Sì! il mio corpo è oceano, si! oceano il cui potere corre sino alle rive lungo le braccia per rompersi in mani di schiuma... Sono il mare, sì! io sono il mare!"
New York era a portata di mano quella mattina...
Collocata sul piedistallo dell'invidia, volavo da te sospinta a recitar la parte della desiderata diva in un inseguimento senza fine, pieno di venerazione.
Fu in quel giorno chel'ardire tuo osò staccare insieme a me la spina degli inutili pensieri; ospiti inattesi delle magiche colonne avvolte d'edera, ci ritrovammo tra il riso e lo stupore, a mandar pensieri fin quell'istante assai riposti che cominciarono così a fiorir come le gemme, tra le pieghe di quelle nude pietre.
Assaporasti per la prima volta la bellezza vera dello schiudersi dei fiori e nuovi ti sembrarono allora i suoni dei versi improvvisati.
Libero il pensiero vagò nomade nelle regioni del c'è e non c'è, dov'ero regina di fiori e di perché, mentre accendendo stelle per spianar sentieri, ti nominai re, o mio re!
Spoon river ti faceva compagnia nel tuo lavoro estivo quando, disteso sul lacero divano, il richiamo dell'arcano anniversario chiuse senza rimorso la porta delle quotidiane responsabilità per festeggiar così la festa, tra edere, lucertole, fiori e ogni colore in un banchetto senza fine di odorosi dolci melograni, pieni del profondo degli sguardi e dei discorsi dalle mani intrattenuti.
Ci scelse quel dì l'ultimo piano invitandoci a danzar le nubi, il vento e il sole, tra un brindisi, un sogno ed un perché; avevo al collo un magico collier di sogni, bacche, baci che aprivano le porte di noi e di te. Eran pietre, fiori e foglie, ciottoli e farfalle i paladini erranti che vagavano con noi per notti e giorni nelle regioni dell'ardita fantasia dov'eravamo il tutto e il niente che schiuse a noi quel che la vita a pochi concedea...
Giochi di rime segnati sulla nuda pietra attraversavano le notti avvolte di nebbie novembrine. Incuranti del domani, sui rami e sulle foglie arrampicati, ci raccontavamo di noi tra doni d'incoscienza e di saggezza, di dolcezza e di pietà.
Persi nella bellezza del lontano mare riflesso nello sguardo, lasciammo correre i riposti pensieri sul magico sentiero che erto verso il cielo poteva toccar la luna:
"Sai? - come un'eco mormorò l'anima tua - io una volta ho incontrato gli angeli..."
Forte era il vento in un pomeriggio di settembre che recava con sé la fine dell'estate.
Dolci compagni d'anime, in balia delle onde e della nostra vita, nel silenzio rotto dal vento e dai pensieri che correvano veloci, vivevamo piccoli spazi di profonde infinità in compagnia della solita poesia, a riuscir le fila delle banali storie a cui permettevano di attraversarci sempre, chissà mai perché.
Tutto ci parlava di noi realmente nell'infinito silenzio sotto quella stella cinta dalla luna che attraversava il cuore schiudendolo alle lacrime e alle risa.
Magiche eran le chiavi che aprivano quel territorio profondo e terso come l'acqua quieta di un lago nella notte, remoto sito dell'assoluta libertà che sa ignorar la tirannia di tempo e spazio...
Si respirava l'odore della festa quel giorno. L'eco delle risa vagava come il profumo di ciambelle, tra gli abbracci scherzosi, i baci nascosti tra i rami dei ciliegi in fiore e i soliti sollazzi.
L'erba odorosa del profumo della pioggia asciugata dal sole riportava alla memoria le notti affollate di profonde rime che intessevano piano le preziose trame degli animi nostri.
In quegli attimi di eterno presente, pieni di quell'aria di semplice allegria, giocavamo nel sostituirci l'un con l'altro, immersi in un banchetto senza fine di fantastiche ambizioni, nella complicità delle sottili emozioni che vibravano come il frinire ininterrotto delle cicale estive.
I pensieri attraversavano veloci gli sguardi nel rimare audace, tenero e irriverente di chi vive una vita che ignora ogni confine.
Nel rossore del volgere del giorno, attraversando gli umidi sentieri, la prima lucciola riaccese lo stupore per la nuova stagione che giungeva.
Ci abbracciarono in fretta quelle mille e mille luci ardenti e quiete, che sopravvissero al quotidiano vivere in un angolo remoto di paradiso in fondo all'anima.
Trascorsi erano gli anni quando un giorno all'improvviso comparve alla memoria il canto di quei versi incisi sulla pietra.
Raggiunsi una volta ancora la dimora del sogno per respirarla nell'aura della magica irrealtà.
Sospesa tra le nuvole azzurrine, tratteneva le ultime luci del giorno che scemava, lasciando entrar la luna come allora e continuar a tessere gli orditi rilucenti degli eroi dell'anima immortale.
Mi accolse come un tempo quell'arco di cielo azzurrocielo, trono dell'anima e del cuore, per invitarmi a ritrovare il perduto canto del fico che potea toccar le stelle.
Immerso nel silenzio della notte, quell'arco di cielo azzurrocielo pareva trattenere ancora l'eco del giorno che per la sua strada andava, a suggellar l'inevitabile momento in cui tutto in altro trasfigura e muta...
Lì, in quello spazio in cui il tempo pareva non conoscere principio e conclusione i luminosicentri si spandevano con la forza lieve del fiorir dei fiori.
 
"Lì la realtà era abdicata, splendidissima regnava solo la vita immaginata..."
 
"Domanda al vento, all'onda, alla stella,
a tutto ciò che fugge, a tutto ciò che geme e a tutto ciò che scorre,
a tutto ciò che canta, a tutto ciò che parla, che ore sia;
e il vento, l'onda, la stella... vi risponderanno:
è l'ora di ubriacarsi.
Per non essere gli schiavi tormentati dal tempo, ubriacatevi.
Di vino, di poesia o di virtù.
A piacer vostro..."
 
Paola Pompei
 

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lunedì, 15 marzo 2004

Piero Manzoni
M...

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Piero Manzoni
Merda d'artista n. 89, 1961.
Metallo e carta, cm. 6,5x4,8.



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  Ci sono dell...

 
Ci sono delle cose che vanno disimparate prima di impararle di nuovo....
 

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Les baigneurs
(...

Paul Cézanne Les baigneurs

Les baigneurs
(oggi 2h di lezione su Paul Cézanne...)


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sabato, 13 marzo 2004

Il mare è tutto azzu...

Il mare è tutto azzurro.
Il mare è tutto calmo.
Nel cuore è quasi un urlo
di gioia. E tutto è calmo.

(Sandro Penna)

 





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Pilobolus.jpg (21596 byte)

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venerdì, 12 marzo 2004

  e allora seg...

 

e allora segui il vento...

 

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mercoledì, 10 marzo 2004

no title

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Inquieto (C.S.I) ...

Inquieto (C.S.I)

Senza volontà senza sapere quando
Sarà una luna nuova
Una forte nevicata un temporale
L'arresto che consegue il terremoto

Allora un lampo unisce gli occhi e il cuore
Con borbottìo di tuono muovono le parole
Torna il tempo ritorna l'energia
Torna la vita torna il mattino vuoto
Vuoto
Vuoto
Vuoto

E donne strette dentro scialli neri
Vennero a reclamare scelte chiare
Stavano i vecchi accovacciati ai muri
Attenti i bimbi attenti i cani
Attenti!

E donne strette dentro scialli neri
Vennero a reclamare scelte chiare
Stavano i vecchi accovacciati ai muri
Attenti i bimbi attenti i cani
Attenti!

Mattino vuoto luminoso pieno
S'avvia verso la sera il pomeriggio
Pomeriggio dolce la notte consola
Consola il mondo che s'è infittito
Gremito di presenze rimpicciolito
Gremito di presenze il vuoto è pieno
Pieno
Pieno
Pieno

S'incupa al suono s'avviluppa si blocca
S'avviluppa si blocca
Ognuno si rincuccia dove può

E donne strette dentro scialli neri
Vennero a reclamare scelte chiare
Stavano i vecchi accovacciati ai muri
Attenti i bimbi attenti i cani
Attenti!

Memorie passi d'altri ch'io calpesto
Su stanchezze di secoli
In alterna cadenza
Gioia che riannoda dolore che inchioda
Gioia che riannoda dolore che inchioda
Terre battute dai venti infuriati dai monti
Sereno incanto splendente di sole di bianco
Dense sfumate nuvole di piombo
Grigio verde ed intenso blu
Colpo d'occhio rotondo
Colpo d'occhio rotondo
Memorie passi d'altri ch'io calpesto
Su stanchezze di secoli
In alterna cadenza
Gioia che riannoda dolore che inchioda
Gioia che riannoda dolore che inchioda
Dolore che inchioda
Dolore che inchioda...

















































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martedì, 09 marzo 2004

 

 

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lunedì, 08 marzo 2004

no title

Abbracio II, 2000, acrylic on canvas, 56x59 in

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no title

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domenica, 07 marzo 2004

  ahhhhhhhhhhh...

 

ahhhhhhhhhhhh....

 

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venerdì, 05 marzo 2004

giocavo con mio padr...

giocavo con mio padre....

e mi è arrivata una scarpa sui denti!!!

(davvero!!)

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mercoledì, 03 marzo 2004

    &n...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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  QUELLA SERA ...

 

QUELLA SERA ARRIVATO A CASA MANGIO' MIELE E FORMAGGIO, LA LUNA ERA ALTA E PALLIDA IN CIELO, E AVEVA ASCOLTATO TUTTO, FIN DAL MOMENTO IN CUI ERA SULL’ORIZZONTE, ARANCIONE, E L’AVEVANO NOTATA IN MEZZO AI RAMI.

 

 

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martedì, 02 marzo 2004

no title

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"la luna" RolandoR...

"la luna" RolandoRojas

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